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Parma, Piacenza & Ferrara, Italia

Informazioni

La regione pilota (RP) include tre unità territoriali NUTS3 dell’Emilia Romagna (Nord Italia): le province di Piacenza e Parma, nell’area occidentale della regione, e la provincia di Ferrara nella parte nord-orientale. Questa RP si colloca nell’area della valle del Po tra le regioni Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Marche e Veneto e il Mar Adriatico. L’area è in prevalenza pianeggiante: Ferrara è totalmente in pianura, Parma e Piacenza presentano invece anche una quota rilevante di colline e montagne.

L’area è densamente popolata: all’inizio del 2022 il totale della popolazione residente nella RP era di 1.071.924 persone, mentre il totale della popolazione della regione Emilia Romagna è di oltre 4 milioni di persone. Parma con 448.916 abitanti è la provincia con maggior popolazione, seguita da Ferrara con 339.573 abitanti e Piacenza con 283.435 abitanti. (ISTAT, popolazione residente al 1° gennaio 2022).

Lo sviluppo demografico nella regione pilota è complessivamente positivo, anche se non tanto quanto nell’intera regione Emilia Romagna. Questo sviluppo positivo è associato ad un tasso di immigrazione più alto rispetto al dato regionale (8 immigrati ogni 1000 abitanti rispetto ai 6.5 della regione nel complesso). L’alto tasso di immigrazione compensa il livello significativo di emigrazione, così da rendere il valore netto positivo. Questo inoltre controbilancia le variazioni negative nell’intero periodo 2001-2021 dei naturali livelli di popolazione dato da tassi di fertilità molto bassi (1.28 contro la media europea di 1.49) e dal saldo negativo nascite/morti nel 2021. La contrazione della popolazione è concentrata nelle aree montane di Parma e Piacenza e nella maggior parte dei comuni di Ferrara. La maggior parte dei comuni in via di spopolamento è rurale (secondo la classificazione DEGURBA), ma sono comprese anche diversi paesi e  cittadine, in particolare nella provincia di Ferrara.

Nella Regione Emilia Romagna è ben sviluppata la cooperazione tra popolazione, istituzioni e aziende di diversi settori: gran parte delle aziende produttrici di Parmigiano – Reggiano e Grana Padano, così come di vino nella provincia di Piacenza, sono cooperative.  La cooperazione è ben sviluppata nella filiera agroalimentare e l’industria del pomodoro è un caso particolare di buona cooperazione all’interno della filiera territoriale. La filiera del Nord Italia è interregionale (include Emilia-Romagna, dove si trova il 60% della produzione, Lombardia, Piemonte e Veneto) ed è caratterizzata da un’aggregazione diffusa e di lunga durata all’interno e tra le fasi di produzione e di lavorazione. La filiera è coordinata dall’ Organizzazione interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia con sede a Parma.

Il settore agricolo nella Regione Pilota è ben sviluppato ed organizzato, grazie alla presenza di importanti aziende agro-alimentari e all’ingente uso di tecniche di coltivazione innovative ed avanzate. Il pomodoro da industria è prodotto principalmente nella provincia di Piacenza, seguita da Ferrara e Parma; inoltre, Parma e Piacenza producono grano (sia tenero che duro), mentre Ferrara ha un’importante produzione di colture orticole a pieno campo.

Grazie ai numerosi prodotti protetti da indicazioni geografiche (IGP), l’industria alimentare è molto importante per l’economia della regione pilota. Le imprese attive nell’industria alimentare hanno raggiunto quasi 1,2 mila unità nel 2021 con un totale di 21,3 mila dipendenti.

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In primo luogo, i trend demografici hanno assistito ad un declino attribuibile ad un tasso di fertilità molto basso, a una netta riduzione delle fasce di età più giovani e a un generale invecchiamento della popolazione. Questa traiettoria discendente ha avuto un impatto significativo sull’offerta locale di manodopera giovane, ponendo problemi a settori come l’agroindustria e altre imprese, soprattutto nei periodi di picco della domanda di lavoro. Il maggior turnover di manodopera aggrava la situazione, portando ad un aumento dei costi di formazione e ad una potenziale riduzione della qualità della forza lavoro del personale già qualificato durante i periodi di picco. Per contrastare questo fenomeno, le imprese industriali stanno adottando “strategie di retention” per trattenere nel tempo la manodopera formata.

Lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro è particolarmente pronunciato per quanto riguarda i ruoli più qualificati. Le scuole tecniche che offrono istruzione secondaria faticano a formare classi a causa della mancanza di studenti. Per risolvere questo problema, le industrie cercano in modo proattivo giovani potenziali lavoratori provenienti da scuole non tecniche, offrendo una formazione specifica e una specializzazione durante l’orario di lavoro.

Le sfide sociali si estendono anche alla lotta contro le pratiche di assunzione illegale, comunemente note come “caporalato”, all’interno del mercato del lavoro. In risposta, OI ha stabilito un protocollo d’intesa con il Ministero delle Politiche Agricole. L’obiettivo è creare opportunità di lavoro all’interno della filiera agroalimentare per le vittime delle assunzioni illegali, affrontando il problema della carenza di forza lavoro e contribuendo agli obiettivi di responsabilità sociale.

I principali effetti del cambiamento climatico sono riconducibili a fenomeni avversi estremi, principalmente siccità e scarsità d’acqua, ma occasionalmente anche forti piogge che portano ad alluvioni. Negli ultimi due decenni in provincia di Parma si sono verificate alcune alluvioni con impatto rilevante sui centri abitati, sui terreni agricoli e sulla stessa città di Parma (nel 2014 l’ultima). La situazione nella provincia di Ferrara è completamente diversa. In quest’area, l’unica acqua disponibile per l’irrigazione è quella che può essere prelevata dal fiume Po. Negli ultimi anni (ad esempio nel 2017 e nel 2022), la siccità ha creato condizioni di scarsità idrica molto impattanti, con importanti effetti collaterali sulla produzione agricola di questa provincia. La sostenibilità a lungo termine dei corsi d’acqua naturali e dell’approvvigionamento idrico è garantita dal Piano di tutela delle acque (PTA) approvato dalla Regione. Per sostenere l’irrigazione e l’approvvigionamento idrico, gli agricoltori associati in forti Organizzazioni di Produttori (OP) hanno realizzato piani di irrigazione e forniscono assistenza tecnica e attività di ricerca per l’implementazione di tecnologie innovative di risparmio idrico. Per gestire la scarsità d’acqua è necessario aumentare e migliorare la capacità dei sistemi di stoccaggio dell’acqua, come piccoli serbatoi aziendali/interaziendali, eventualmente dotati anche di pannelli solari che possano sostenere lo sviluppo di comunità energetiche e favorire la riduzione delle emissioni di CO2.

Nella Regione Pilota, la copertura a banda larga è stata ampiamente implementata, garantendo solide prestazioni di download e upload per le connessioni cellulari. Queste prestazioni sono ritenute più che soddisfacenti, anche per le operazioni che richiedono uno scambio di dati rapido e consistente. Tuttavia, persistono problemi nelle aree periferiche e rurali, dove le connessioni rimangono scarse, instabili o del tutto assenti.

Sebbene gli agricoltori della regione stiano adottando moderne tecnologie, vi sono questioni degne di nota che meritano attenzione. Tra queste, la necessità di implementare una rete pubblica RTK (Real-Time Kinematic) per l’agricoltura 4.0, migliorando la copertura qualitativa del segnale dati mobile in aree specifiche per facilitare l’automazione di varie operazioni agricole, razionalizzando e interconnettendo i sistemi di agricoltura di precisione e i sistemi di supporto alle decisioni e istituendo sistemi di gestione e blocco a distanza delle macchine 4.0 in caso di furto. Affrontare questi problemi ottimizzerà ulteriormente il panorama tecnologico del settore agricolo nella regione.

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